Specialissimo – Capitolo 18

A volte lungo un percorso capita di scorgere una fine, un traguardo, ma non si può davvero sapere se sia davvero la fine, o solo un nuovo inizio.

Capitolo 17: https://ilmondodelleparole.wordpress.com/2014/09/25/specialissimo-capitolo-17/

CAPITOLO 18

Dopo quella sera Francesca tornò qualche mese ad Amsterdam, ma alla fine dell’’estate si trasferì definitivamente vicino a casa mia, insieme a John. I nostri rapporti, all’inizio distaccati, divennero sempre più intimi, come un vero fratello e una vera sorella, come eravamo un tempo. Lei mi confessò di essere andata a trovare papà al cimitero, e di averlo perdonato: quello fu il momento in cui finalmente mi sentii davvero completo. Anche con John i rapporti migliorarono incredibilmente, come se ci fossimo conosciuti da sempre. E mentre io coltivavo questi legami per me speciali, Giovanni aveva fatto della sua vita una vita perfetta. Una ragazza, una casa (dove un tempo avevo abitato io), un lavoro serio, anche lui un matrimonio in programma, e forse un figlio. Ovviamente non avevo mai tagliato la comunicazione con lui, anzi, avevo sempre continuato a tenerlo informato sulle mie vicende personali, ogni giorno passavo da lui, nel pomeriggio, e gli raccontavo i miei progressi, le mie speranze, i miei dubbi. Insomma, la mia vita sembrava aver raggiunto finalmente un equilibrio apparentemente destinato a rimanere immutato all’infinito, o almeno così credevo io.

Io e Giovanni ci sposammo a distanza di dieci giorni, come per simboleggiare la fine di tante, forse troppe, peripezie. Le cose però cambiarono.

Quando compii quarant’anni, Giovanni non si presentò alla mia festa, organizzata nei dettagli da Rossella, così, appena ebbi un attimo di tempo, corsi da lui, un po’ preoccupato. Non ci volle molto perché confessasse il problema: sua moglie l’aveva piantato, portandosi dietro il figlio di un anno, e trasferendosi all’estero, probabilmente a Londra. Giovanni non mi disse mai il motivo di quest’improvvisa partenza, ma molto probabilmente un’altra ragazza si immischiò nei loro rapporti, perché colui che era stato il mio migliore amico, così allegro, spontaneo, sempre sorridente pieno di iniziativa ed entusiasmo, smise di uscire, di invitarmi per una birra al sabato sera, di scherzare, di vivere. La sparizione, per di più non preannunciata, di sua moglie con suo figlio lo sconvolse al punto di cambiarlo: ormai ogni piccolo problema gli sembrava insormontabile, ogni coppia felice era un nemico, ogni bambino un essere insulso. Quando quelle poche volte io e Rossella ci infiltravamo in casa sua, lui si inventava scuse per mandarci via, non riusciva nemmeno a guardarci in faccia. Ogni tanto io e Rossella avevamo qualche battibecco, e lui allora si intrometteva, con una faccia spaventata, gridando che i matrimoni sono quanto di più pericoloso ci sia al mondo. Smisi di frequentarlo per due mesi. Poi, una sera, qualcuno bussò alla mia porta, riconobbi il ritmo familiare, aprii, e Giovanni era lì, in lacrime, che mi chiedeva un abbraccio. Cercai di aiutarlo, per quanto mi fu possibile, e dopo un anno riuscì a rivedere suo figlio. Quella, però, fu l’ultima volta: sua moglie aveva iniziato una nuova relazione con un altro uomo, che il bambino chiamava da tempo “papà”, e questo bastò a Giovanni per capire che ormai la sua presenza in quella famiglia avrebbe fatto male a tutti, a lui, a sua moglie, e soprattutto al piccolo. Stette malissimo per la fine di quel matrimonio che aveva sempre voluto e che aveva organizzato con tanto impegno, ma soprattutto per il fatto di aver perso suo figlio in quel modo brutale. Ed io mi chiesi con che cuore una madre avesse potuto infarcire la mente del bambino con tante bugie.

continua…

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