Specialissimo – Capitolo 15

E’ possibile che durante un cammino si perda un pezzo di sé stessi, ma vedrete che qualche cosa ve lo farà riavere.

capitolo 14: https://ilmondodelleparole.wordpress.com/2014/09/14/specialissimo-capitolo-14/

CAPITOLO 15

Dopo alcuni giorni mi ritrovai di nuovo a casa mia, a Milano, immerso nella mia monotona e quotidiana vita. Ero tornato in me, e questo mi fece riconoscere che avevo perso centinaia di occasioni, e anzi, mi ero messo in ridicolo davanti all’unica persona di cui m’importava, davanti a lei e persino davanti al suo ragazzo, e a tutta Amsterdam di passaggio.

Chiamai Walter in preda all’angoscia, e lo invitai a casa mia. Gli raccontai tutto, i due viaggi, le mie paure, la sensazione di debolezza che mi aveva colto proprio quando ero lì a due passi dal parlarle, gli insulti al suo ragazzo, gli appostamenti. Walter, a differenza di Giovanni, mi ascoltò serio, senza mai interrompermi, e alla fine mi porse un biglietto. “Tieni. È un amico, lo conosco bene, è molto bravo. Credo che faccia al caso tuo. Vedi, arrivati a questo punto io mi rendo conto che non potrei più fare niente per te, tranne ascoltarti. E so che questo non ti aiuterebbe più di tanto”, “Ma che stai dicendo? No, assolutamente, io voglio che tu mi ascolti! Ti prego… Non sono matto, devi credermi”, “Non sto dicendo che tu sia matto. Non mi sento pronto per aiutarti in una simile situazione, tutto qui”, “Ma lo hai già fatto, mi hai convinto a partire! Sei l’unico che possa dirmi cosa fare e quando farla!”, “Credimi, non sono così perfetto come credi. E non ti considero matto. Voglio il meglio per te, davvero”. Non avevo nient’altro da ribattere, così stetti in silenzio, a guardarmi le punte dei piedi. Lui si alzò e mi abbracciò, ed io istintivamente ricambiai, legato a lui da un profondo affetto che risaliva a tanto, tanto tempo fa.

Così iniziai ad andare da uno psicologo, amico di Walter, e gli raccontai di Francesca come mai avevo fatto prima, senza nessun timore o paura di essere giudicato per le occasioni buttate via o per il mio insulso comportamento da codardo. Anzi, mi sentivo capito.

Compii trent’anni senza aver ancora parlato con mia sorella Francesca. Ormai stavo rendendo la mia vita solo una sofferenza continua e sempre uguale, con un unico irraggiungibile obiettivo. Lo psicologo mi consigliò di svagarmi, così mi dedicai allo sport. Iniziai a frequentare la palestra, e quando fui certo di aver raggiunto un fisico niente male, mi cimentai nel nuoto. Fu così che divenni amico di una ragazza. La mia prima amica femmina dopo tanti anni. Si chiamava Rossella. Diventammo inseparabili col tempo, ma all’inizio era un battibecco continuo. Carattere difficile io, testarda lei, finivamo sempre per litigare, ma era in quei momenti che il nostro rapporto si rafforzava, ed io mi rendevo conto che con lei riuscivo a non pensare, ad essere veramente me stesso, e non quello serio e depresso, ma quello ridente e spontaneo. Mi legavo sempre più a lei, e quando non c’era la desideravo. Dopo un po’ di tempo che la conoscevo mi aprii a lei, raccontandole, come dallo psicologo, la mia vita e quella di mia sorella. E lei, come una psicologa, mi ascoltò interessata, quasi coinvolta, forse capendomi più di tutti gli altri. Quella sera ebbi un desiderio: baciarla. E lo feci senza paura, in modo impulsivo, assicurandomi che lei fosse d’accordo, a modo mio, insomma. E da quel giorno Rossella divenne la mia fidanzata.

Ovviamente Giovanni era rimasto parte fondamentale della mia vita, anche dopo che ebbi conosciuto Rosella, e, anzi, fu lui a consigliarmi su cosa dire e dove portarla, e soprattutto come comportarmi e come capire le sue intenzioni. Smisi anche di andare dallo psicologo, perché mi sentivo pronto a farcela da solo, e per una volta vidi il dottore non sorridere, come quando, nell’ultimo periodo, raccontavo della mia storia con Rossella, ma ridere, ridere di gusto, e borbottare “Io lo sapevo”. Già, lo sapeva, e lo sapevo anche io.

I giorni passavano al meglio, io e lei eravamo più uniti che mai, e al momento di separarci a entrambi saliva la malinconia, anche solo per poche ore. Poi venne il giorno che davvero diede una svolta alla mia vita: Rossella mi chiese di sposarla. Fu un’emozione indescrivibile e potentissima, ma trovai la forza di gettarmi su di lei ridendo, con addosso tutto il mio amore, e urlando quel “sì” che fino ad allora avevo solo sognato, nelle mie notti tormentate, e ci baciammo con passione.

Quella sera non potevo immaginare cosa sarebbe accaduto di lì a poco…

continua…

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