Specialissimo – Capitolo 13

Può anche essere che il sole sparisca dall’orizzonte lungo il viaggio, ma non è possible che il buio impedisca il cammino.

Capitolo 12: https://ilmondodelleparole.wordpress.com/2014/09/11/specialissimo-capitolo-12/

CAPITOLO 13

La sera stessa mi misi al computer e cercai notizie di Francesca. Non so come avesse fatto Walter a convincermi, ma sono sicuro che se non ci fosse stato lui la mia vita sarebbe stata diversa. E non era vero che non mi ricordavo nulla di lui, anzi, “lo zione” era sempre stato parte dei miei ricordi più felici, sin da quando la mamma era scomparsa, solo che non volevo ammetterlo. Stavolta, però, mi aveva spinto a fare un grande passo, e così divenni per lui una sottospecie di debitore. Decisi che da quel momento in poi mi sarei concentrato solo ed esclusivamente su Francesca, e non avrei avuto pace finché non avessi scoperto qualcosa su di lei di concreto.

Digitai il suo nome su Google, e trovai il suo profilo su Facebook. Prima di cliccare per aprirlo chiusi gli occhi, e mi sforzai di visualizzare quel viso giovane, ora praticamente adulto, che avevo in mente da anni. Con la mano tremante premetti sul mouse, e finalmente vidi, dopo tantissimo, troppo, tempo, il volto di mia sorella Francesca. Com’era bella! Una foto felice, lei sorrideva, era su una spiaggia, sola. Direzionai il cursore sul link “foto”, e la seconda che guardai mi fece per un attimo scomparire il sorriso: un uomo le era accanto, tutto vestito di nero, i capelli a spazzola, un piercing al naso e uno all’orecchio, sorridente anche lui, sì, ma un po’ inquietante. Il mio istinto protettivo non si era per niente affievolito, anzi, era diventato più solido e robusto, come se fossi io il fratello maggiore. Capii con dispiacere dai commenti sotto le foto che quel tizio era una sorta di suo “fidanzato”, e la cosa mi diede il voltastomaco, la mia inquietudine crebbe. Una volta viste un paio di foto cercai nelle informazioni visibili qualcosa di utile per rintracciarla. Nessun indirizzo, nessun numero, solo una città: Salerno. Come fare? Ne parlai subito con Giovanni, appena arrivò a casa, e con fatica contenni il suo entusiasmo. “E’ chiaro, no? Si parte per Salerno!”.

La settimana dopo eravamo sul treno per Salerno, io e Giovanni, l’uno agitato nervoso, quasi nel panico, l’altro esultante, impetuoso, incontenibile. Giovanni aveva con sé tre guide e una cartina, e durante il viaggio non aveva fatto altro che consultare i suoi attrezzi, voltando le pagine con furia elettrizzata, e ammirando ogni fotografia che trovava, con stupore quasi infantile. Più di una volta dovetti sforzarmi di non guardarlo, per non perdere il controllo. E nel frattempo, non da meno, avevo già finito le unghie della mano destra, e stavo per iniziare quelle della sinistra quando, finalmente, il tremo si fermò, e fu il momento di scendere. Appena fuori dalla stazione ci sorse la prima, scontata domanda: “E ora come la troviamo?”. Soluzione: ancora una volta internet. Cercammo l’elenco telefonico, con la speranza che mia sorella avesse un telefono fisso, e dopo aver scorso tutti i nomi ci guardammo, perplessi: nessun nome corrispondeva al suo. Entrammo nel primo ufficio informazioni sulla strada, e domandai precipitoso alla ragazza davanti a me se conosceva l’indirizzo di Francesca. “Mi spiace, anche se lo sapessi, non potrei darglielo”, “La prego, sono suo fratello, sono venuto fin qui per trovarla, ma non so dove abita”, “Non posso aiutarti, mi dispiace”, “Oh, e andiamo! Un indirizzo, solo quello! Non vede il mio amico, che faccia c’ha?! Non le costa niente. Ora lei lo cerca, cinque minuti al massimo, ci metterà, e noi ce ne andiamo immediatamente, sarà come se non fossimo mai entrati”, “Non lo so… Come hai detto che si chiama?”. Era fatta. “Ecco… Ha una casa in affitto, Via… dei Falchi 13”, “Signora, lei è stata utilissima! Grazie mille!”, gridammo uscendo dalla porta.

Grazie alla cartina di Giovanni in un attimo fummo sotto casa, ma io mi feci prendere dall’ansia, e mi dovetti appoggiare a n muro per non crollare. Ce l’avevo fatta. Dopo anni in cui l’ignoto ci aveva tenuti lontani, ora pochi metri mi separavano da lei. Eppure quei pochi metri mi sembravano i più invalicabili. Feci un lungo respiro, e mi avvicinai solenne ai campanelli. Suonai quello che riportava il suo nome, ma rispose una voce anziana, sicuramente non appartenente a mia sorella. Ci accolse calorosamente in casa, ma di giovani neanche l’ombra. Mi schiarii la voce, e domandai se per caso quella era la casa dove alloggiava una cerca Francesca, perché l’ansia ormai mi stava distruggendo. “Chi? Oh, sì, certo, la Francesca! O, mi spiace, siete arrivati tardi, è partita due settimane fa. Oh, non ho neanche fatto in tempo a togliere il suo nome dal campanello… Sapete, lei era in affitto, qui, ma ormai era come casa sua… Ci viveva da dieci anni, ormai!”, “Partita? Come partita? Partita per dove?”, “Amsterdam, in Olanda. Diceva che qui lei e John non trovavano lavoro, così han fatto le valigie e hanno raggiunto i genitori di lui. Oh, che dispiacere m’han dato! Andarsene così! Ma come faccio, ora? Chi mai prenderebbe questa casa? Voi giovani siete, per caso, interessati?”, “Chi? Oh, noi… No, ecco, noi siamo solo di passaggio, veniamo da Milano”, rispose Giovanni, “Ah, già, beh, come non capirlo, non eravate così in confidenza con la ragazza però. Insomma, qui nella zona lo sanno tutti, della sua partenza. Bastava chiedere”, “Ecco… E’ una lunga storia… Abbiamo, vede, qualche difficoltà nel trovare un suo recapito, così…”, “Ma bastava dirlo subito! Ma ve lo do io, il suo numero!”. La donna corse, per quanto poteva, in cucina, e ricomparve qualche secondo dopo con un foglietto e un numero di telefono. “Ecco, toh, stavo per buttarlo, tanto quei due son andati, chi li rivede più! Tenetelo, tenetelo pure! A me purtroppo non serve più… Mi spiace di non potervi aiutare in altro modo, sapessi l’indirizzo della loro nuova residenza…”, “Si figuri, ci ha già dato un grande aiuto così, grazie mille!. Ringraziammo la signora più e più volte ancora, ma io ero da tutt’altra parte. Dopo la parola “partita” ero diventato incosciente, presente fisicamente, ma con la testa chissà dove, ad Amsterdam, probabilmente. Ed io che pensavo che finalmente l’avrei rivista! Per sole due settimane, ho fallito! Non capii neanche l’importanza delle informazioni ottenute, che invece Giovanni aveva inteso benissimo, e, anzi, stava già organizzando un secondo e più lungo viaggio.

“Allora se non la raggiungiamo in aereo, poi…”, aveva iniziato a pianificare durante il viaggio di ritorno. Ma io non lo ascoltavo. “Oh, Tom? Tommaso? Dai, vedrai, fidati di me, la troveremo! Se adesso prendiamo l’aereo saremo là in pochissimo tempo, e…”, “Gio, davvero, dai, finiscila. Non voglio andarci. Ci abbiamo provato, è andata male. Si vede che era destino”, “Ma che destino e destino! Andata male? Tom, apri gli occhi! Hai il suo cellulare, basta fare una chiamata, tutto qui! Di cosa hai paura?”, “Non saprei nemmeno cosa dirle! E poi è con quel tizio, John…”, “E allora? Primo: non lo conosci. Secondo: sei suo fratello, mica un suo ex!”, “Non ci voglio andare, ad Amsterdam, va bene? Vacci te, se c’hai così voglia. Ah, e salutamela, quando la trovi”, “Dai, oh, a scherzavo! Va beh, se non ci vuoi andare non ci andiamo, peccato però”.

continua…

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