Specialissimo – Capitolo 12

La distanza percorsa è soltanto un numero, la vita percorsa è in sé un mondo intero.

Capitolo 11: https://ilmondodelleparole.wordpress.com/2014/09/10/specialissimo-capitolo-11/

CAPITOLO 12

Passarono due anni, mantenni il mio lavoro in biblioteca, e continuai a condividere l’appartamento con Giovanni. Erano trascorsi quattro anni dalla morte di mio padre, ed io, tutte le domeniche avevo preso l’abitudine di andare da lui, al cimitero, con Giovanni, per portargli dei fiori. Personalmente, non credetti mai che mio padre potesse sentirmi o vedermi: per la mia mente scientifica la vita finiva con la morte, in terra, e niente avrebbe potuto resuscitare un cadavere. Però continuai a portargli i fiori, per rispetto, e anche per ripicca verso chi, in qualche modo, mi accusava di sfortuna.

Da due anni, ormai, iniziai a ritenermi felice, a modo mio, questo sì, ma felice. Avevo in mano la mia vita, ero indipendente, con una laurea in mano e un lavoro dignitoso, una casa e un amico su cui contare. A scatenare d nuovo qualcosa in me fu, un pomeriggio, una visita inaspettata…

Quando andai ad aprire la porta ero solo in casa. La persona che era immobile sull’uscio di casa era Walter, un amico intimo di mio padre ed ex-collega di lavoro. “Ciao Tommaso. Non so… se ti ricordi di me. Sono Walter, lo zione, come mi chiamavi molti anni fa”, e sorrise a quei ricordi che, almeno per lui, erano felici. “Ho saputo solo ora di tuo padre. Sai, ero via per lavoro, in Germania, e sono tornato poche settimane fa. E poi con Roberto avevo chiuso i rapporti da un po’. Mi dispiace, davvero. Posso entrare?”. Lo feci entrare con riluttanza, non perché avessi qualcosa contro di lui o per maleducazione, ma perché sapevo che avrebbe riaperto una porta pericolosa che a fatica ero riuscito a chiudere. “Come stai, tu?”, “Bene, la ringrazio”, “Oh, per piacere, diamoci del tu! In fondo, ti conosco da quand’eri piccolo. Mi chiamavi sempre zione, anche se non ero tuo zio. Eri felice, sai? Urlavi per tutta la casa –Arriva lo zione, arriva lo zione!-, e non ti si conteneva più. Non ti ricordi proprio, eh?”, “Ero piccolo…”, “Già… e era anche un periodo difficile”. Assentii in silenzio, e in silenzio rimasi, chiedendomi dove sarebbe andato a finire il discorso. “Hai più saputo niente di Francesca?”. Feci cenno di no con la testa, mentre quella porta pericolosa iniziò a socchiudersi, dentro di me, e alcuni ricordi cominciarono a insinuarsi nella mia testa. “Sai, se sono qui, oggi, è perché vorrei confidarti una cosa. Io ho sempre odiato tuo padre, forse più di quanto l’hai odiato tu. Era una persona viscida e provocatoria, non sapeva mantenere dei rapporti sinceri…”. io lo interruppi rabbioso: “Ma che cazzo stai dicendo?! Io e mio padre eravamo felici, assieme, hai capito!? Non riuscirai a rovinare il nostro rapporto, solo perché non hai ancora accettato che ti abbia licenziato, va bene?”, “Ti prego, lasciami finire! Io odiavo tuo padre, ma su una cosa potrei mettere la mano sul fuoco: lui ti voleva un mondo di bene, a te e anche a Francesca. E non lo dico perché eravate suoi figli. Lui diceva che avresti dovuto fare l’avvocato, come lui, e continuò a dirlo anche dopo la sua rovina. Non ti ha mai detto perché avete dovuto lasciare casa e scatoloni per andare a vivere in uno squallido albergo? Per scommesse. Lui giocava. Un giorno era così sicuro di vincere che si giocò tutto quello che aveva. E perse. Non te lo disse mai perché credeva che non avresti più voluto fare l’avvocato, come lui. Vedi, lui vedeva in te il suo futuro, e si aspettava che tu potessi sostituirlo nel suo lavoro, riscattando quel cognome che avete in comune. E si vergognava di sé stesso per tutti i disastri che aveva causato. Francesca, quando seppe che scommetteva, si infuriò talmente tanto che alla fine litigarono pesantemente, e si dissero cose irripetibili. Forse fu quella la causa che tu cerchi, riguardo alla sua sparizione. Tuo padre fu talmente severo con lei… Oddio, non lo so, non posso giudicare, ma sicuramente la colpa non è solo di tua sorella, questo è certo. E sai, un giorno tuo padre mi confidò una cosa: – C’è solo una cosa che voglio fare prima di morire: dire ai miei figli che mi dispiace e che voglio loro bene -. Purtroppo non c’è riuscito con tutti”. Ma cosa voleva da me, questo tizio?

“Ce l’ho anche io con Francesca, se è questo che vuoi sapere”, “Veramente… io no. Sai, la capisco. In fondo, tuo padre ha fatto molti errori nella sua vita, mettendo sé stesso davanti ai propri figli e alla loro sicurezza, e lei ha messo sé stessa davanti a suo padre. È la stessa cosa”, “No! Come puoi dirlo? Non è la stessa cosa, no! Mio padre ha sbagliato, è vero, ma ha cercato di farsi perdonare, e con me c’è riuscito benissimo. Francesca invece è sparita chissà dove con chissà chi, e nessuno l’ha più rivista. Si è completamente scordata di suo padre, di suo fratello, della sua famiglia, di tutto! Come puoi dire che la capisci, diamine?!”. La rabbia iniziò a salirmi dentro, quand’ormai quella porta dei ricordi era spalancata, e io ci vedevo chiaro, più chiaro che mai, sapevo cosa avevo passato in più di vent’anni della mia vita e a chi attribuire i meriti di ogni situazione. Però, senza ammetterlo, cominciai a provare a capire Francesca, e questo fu un passo avanti che mi fu utile più avanti. Ma intanto Walter era lì, e non avevo ancora capito quali fossero le sue intenzioni, così mi arrabbiai ancor di più, soprattutto quando vidi che mi guardava sorridendo. “Che cazzo ridi, tu?”, “Allora proprio non ci arrivi? Non hai ancora capito perché sono qui?”. Non ci stavo capendo più niente, mi alzai confuso, e lo guardai fisso, aspettando che si decidesse a parlare. “Francesca è tua sorella. Non la vedi da anni, ormai… Non vorresti conoscerla per la seconda volta? Magari cercare di parlarci, capire le sue ragioni?”, “No, per niente”, “E’ qui che ti sbagli, Tommaso. Andiamo, te lo leggo in faccia, ti brillano gli occhi solo al pronunciarne il nome! Perché continui a mentire a te stesso? Tu la vuoi vedere, muori dalla voglia di vederla, ma non lo ammetti. Perché?”, “Non sono affari tuoi… e poi… ho paura…”, “Ma di cosa?”, “Ma che ne so, ho paura e basta. Cos’è, è strano?!”, “No, anzi, è normale, ed è giusto così. Ma hai un sacco di rabbia dentro, e solo quando la vedrai di nuovo potrai liberartene. È quasi sicuro che davanti  lei esploderai come una bomba…”, “Ma chi sei, il mio psicologo?”, “Voglio solo aiutarti”, “Decido io, se voglio vederla o meno, chiaro? E adesso, no, non la voglio vedere. Fine della discussione. E ora, se non ti dispiace, ho delle cose da fare”, “Dici così adesso, ma credimi, la cercherai presto”.

continua…

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