Più di uno speciale – 11 Settembre

L’11 settembre 2001 ha cambiato qualcosa. E vorrei poter scrivere per le vittime che quel qualcosa non hanno potuto nemmeno vederlo, ma è così immensa ancor oggi la tragedia che è difficile. E’ difficile essere all’altezza.

Le torri gemelle del World Trade Center sono oggi un ricordo. Negli occhi, nella mente, nel cuore. E forse anche la paura, per chi in quei giorni ha visto la morte ed è riuscito a scapparne. E magari anche la sofferenza, perché sotto quei colossi ci sono rimaste 2996 persone, e quelle persone avranno avuto dei parenti, degli amici, dei vicini di casa, dei vecchi conoscenti, che non hanno potuto niente, hanno solo visto il fumo inghiottire quella porzione di abitato e spingerlo giù, verso la distruzione. In un solo giorno sono cambiate tante cose. Abbiamo visto due arerei penetrare le torri, come un ago che si infila nella pelle, scomparendo ma lasciando una traccia dietro di sé. Abbiamo visto il fuoco mangiare il ferro, come carta, e abbattere due giganti che da fuori parevano tanto indistruttibili, ma che sono stati abbattute con un colpo secco, così, un bagliore e poi solo una realtà devastante. Abbiamo visto le torri collassare, come un leggero castello di carte, travolgendo il pezzo di mondo ai loro piedi, senza scrupoli, e trascinando con sé persone, soffocando le urla e le sirene delle ambulanze, con un unico e continuo ruggito. Abbiamo visto sangue e corpi coprire le strade. Abbiamo visto 200 persone, uomini e donne, saltare nel vuoto, come piccole foglie che volano sospese nell’aria, forse senza pensarci nemmeno, forse ormai certi di non potercela fare, li abbiamo visti schiantarsi al suolo, li abbiamo visti morire. Chissà che cosa hanno pensato, mentre volavano, in quei pochi secondi… Poi abbiamo visto un aereo precipitare contro il Pentagono, e un altro ancora precipitare e basta, nel vuoto. Abbiamo visto e sentito le grida e il dolore di uno stato intero. Abbiamo visto e rivisto quelle immagini, ma ogni volta è come la prima. E’ così assurdo.

Alle 8.46 il primo aereo si schianta contro la Torre Nord. Alle 9.03 il secondo aereo si schianta contro la Torre Sud. Alle 9.37 un aereo si schianta contro al Pentagono. Alle 10.04 l’ultimo aereo si schianta nel nulla. Alle Alle 9.59 crolla la prima torre, alle 10.28 crolla la seconda torre. Quella mattina c’erano tra le 14 e le 17 mila persone, al World Trade Center. 2996 persone non ne uscirono mai più. 411 erano soccorritori. 55 erano militari, uccisi al Pentagono. Molti erano passeggeri degli aerei. Infiniti erano gli impiegati. Di 2996 vittime, 1374 sono ancora senza nome.

I numeri parlano, ma forse non basta. Non basta, perché le ferite, quelle che non sanguinano, furono molte di più. Fu una ferita per l’America, per i cittadini americani, per il territorio americano. E forse parlarne ogni anno non riporterà in vita quelle 2996 persone, ma oggi tutti noi abbiamo visto almeno una volta le terribili immagini di quella mattina, e tutti noi nel nostro piccolo possiamo fare qualcosa per loro. Basta un pensiero. Basta ricordare. Perché i ricordi non possono morire. E’ vero, quel qualcosa che cambiò la mattina dell’11 settembre 2001 non può sparire, ma a distanza di tredici anni da quel giorno possiamo dire che di quelle 2996 vittime non ce n’è una che sia morta per davvero, perché ognuno di noi contribuisce alla vita di ciascuna, con i ricordi. Gli americani, gli italiani, i francesi, i tedeschi, gli spagnoli. Tutti.

Anche quest’anno le stesse immagini. La paura, il fuoco, le macerie. Ogni anno i telegiornali rivivono quei momenti, quegli attimi di terrore, e ogni anno è un nuovo anno, ma le sensazioni sono sempre quelle, come se quei tredici anni non fossero mai passati.

11 settembre 2001, alle vittime, ai feriti, dentro e fuori. Per ricordare.

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