John Green – Colpa delle stelle

Premetto una cosa: questo libro lo consiglio. Avvertenza: non abbiate paura di soffrire perché vi assicuro che non potrete non farlo. Precauzioni: non mettere lo smalto sulle unghie prima di leggere, non leggere a stomaco vuoto, non leggere tutto in una volta anche se ne avete la tentazione… e non somministrare a chi non lo vuole.

Ma c’è un frammento di racconto che vorrei trascrivere. Certo, è una minima parte di un intero capolavoro, come una briciola del Colosseo rispetto all’intera maestosità dell’opera, ma forse l’importanza di una frase non sta sempre e solo nell’appartenenza a un grande paradiso di belle frasi, ma in realtà siamo noi a notarla nel mezzo dell’insieme confuso di parole che lottano per apparire grandi, più di quanto esse siano rispetto alle altre. 

“Non ci posso credere” ho detto. “Pensi che sia figo? Oh, mio Dio, hai appena rovinato tutto.”
“Tutto cosa?” mi ha chiesto, voltandosi verso di me. La sigaretta gli pendeva spenta all’angolo non sorridente della bocca.
“Quel tutto per cui un ragazzo che è non poco attraente e non poco intelligente, insomma, non inaccettabile, mi fissa e sottolinea un uso scorretto della letteralità e mi paragona a un’attrice e mi chiede di andare a vedere un film a casa sua. Ma naturalmente c’è sempre una hamartia, e la tua evidentemente è questa. Voglio dire, anche se AVEVI UN DANNATO CANCRO, dai soldi a una multinazionale del tabacco in cambio della possibilità di farti venire ANCORA PIÙ  CANCRO. Oh, mio Dio. Lasciami solo dirti che non essere in grado di respirare sai cosa fa? SCHIFO. Che delusione. Che delusione totale.”
“Una hamartia?” ha detto lui, la sigaretta ancora in bocca.
“Un’imperfezione fatale”.

e riferendosi alla sigaretta

“Non ti uccidono, se non le accendi”(…)”E non ne ho mai accesa una. E’ una metafora, sai: ti metti la cosa che uccide fra i denti, ma non le dai il potere di farlo.”.

(Augustus e Hazel – Colpa delle stelle)

Potrei rispondere che ci vuole coraggio per farlo, ma forse non conosco davvero il coraggio come lo conosce Augustus. E poi le apparenze, quella realtà che i pregiudizi ci cambiano da sotto al naso, mostrandoci curve dove ci sono rette e angoli dove ci sono spazi aperti. Sono quelle apparenze che ci fanno odiare il mondo per dieci secondi, ma in quei dieci secondi qualcosa cambia dentro di noi, anche solo un minimo pensiero, perché nei dieci secondi successivi i pregiudizi scompaiono, e vediamo la verità con una fresca lucidità che ci mostra gli angoli dove sono, senza una piccola differenza. Le apparenze sono catastroficamente imperfette (se davvero esiste la parola catastroficamente). A volte diamo talmente tanto peso a ciò che ci passa davanti agli occhi che non ci fermiamo nemmeno a riflettere quando dopo i primi dieci secondi l’opposto ci appare come una visione, forse perché non ci sembra più reale di dieci secondi prima. Eppure le apparenze, come dice la parola, appaiono, Non restano. Sono le immagini a rimanere. 

Una sigaretta in bocca vuol dire “fumatore”. E’ così da sempre, forse da quando sono state inventate le sigarette. E così, quando una persona passeggia con una sigaretta spenta in bocca ci pare strano, meno reale. Poi iniziamo ad aprire gli occhi per davvero, e cogliamo ogni sfumatura di senso in quello che in un primo momento senso non pareva averne. Motivi che non si possono immaginare, perché sono così unici che non abbiamo esempi a cui riferirci, e se non sono gli esempi a guidarci dovrà esserci un’altra via. E quella via è la pazzia. Lo so, sembra assurdo, ma non meno che tenere una sigaretta spenta in bocca. Essere stravagamente imperfetti, e nel contempo unicamente diversi. Come la parola stravagamente. Originali. Inesistenti. Nuovi. 

“Ti metti la cosa che uccide fra i denti, ma non le dai il potere di farlo”. E qui si arriva al discorso iniziale del coraggio. Non credo di poter commentare meglio di quanto questa frase possa fare da sola. Il coraggio è in ogni giorno che viviamo, quando ci svegliamo e quando andiamo a dormire. Il coraggio combatte le insidie con la volontà, e la cosa è pazzesca, perché tutti possediamo la volontà, e certo tutti possediamo il coraggio, ma ci sono quelli che il coraggio faticano a trovarlo, e preferiscono nascondersi dietro a una maschera di banalità, che fa credere loro che una sigaretta in bocca significa per forza “essere un fumatore”. E sicuramente combattere il potere di uccidere è difficile, questo non lo nego, ma il coraggio è in ognuno di noi, basta solo trovarlo, e prima di tutto, cercarlo. E vedrete che andando avanti un ragazzo che passeggia con una sigaretta spenta in bocca ci sembrerà sempre meno strano. Funziona così. Una volta trovato un esempio, ci lasciamo guidare da lui, indipendentemente da quanto questo esempio possa essere assurdo o ridicolo. 

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