Fahrenheit 451 – Ray Bradbury

Immaginate se d’improvviso i libri scomparissero dalla faccia della terra. Immaginate che leggere diventi un reato. Immaginate immensi schermi al posto dei quadri,silenzi al posto dell’amore, immaginate una realtà di solitudine tra miliardi di persone. E poi inseriteci un uomo.

“Il televisore è “reale”, è immediato, ha dimensioni. Vi dice lui quello che dovete pensare, e ve lo dice con voce di tuono. Deve avere ragione, vi dite: sembra talmente che l’abbia!”

Oggi ho preferito parlarvi di questo romanzo, perché ogni tanto penso a quanto leggere sia importante nella mia, e anche vostra vita. Leggiamo ogni giorno, magari anche senza rendercene conto, leggiamo cartelli, giornali, libri, la lettura è un’azione scontata. Ma Fahrenheit 451 ce la nasconde. Ci presenta un mondo diverso, in cui i libri non esistono.

“Capite ora perché i libri sono odiati e temuti? Perché rivelano i pori sulla faccia della vita. La gente comoda vuole soltanto facce di luna piena, di cera, facce senza pori, senza peli, inespressive”.

Manca il coraggio, manca la voglia di distinguersi, mancano i motivi per farlo, perché se lo stato ha deciso che i libri devono essere bruciati, i libri vengono bruciati, e le parole anneriscono lettera dopo lettera, scompaiono, senza lamenti, e un istante dopo non rimane nulla, se non la cenere. I libri sono considerati un pericolo, con quelle parole così vere, crude, reali, presentano i difetti del mondo su piatti d’argento, e sì, sono pericolosi, perché quei difetti si possono combattere, basta solo un passo in più. Ora immaginate un uomo che apre un libro, sapendo di correre un pericolo, e lo legge, legge il titolo, il primo capitolo, e poi il secondo, senza più riuscire a fermarsi. Quell’uomo ha segnato la sua rovina, eppure sta leggendo, sente che sta compiendo un’azione talmente sbagliata e rivoluzionaria che ci crede, crede nella sua possibilità di cambiare le cose.

“«…sapete cosa ho scoperto?»
«Che cosa?»
«Che la gente non dice nulla»
«Oh, parlerà pure di qualche cosa, la gente!»
«No, vi assicuro. Parla di una gran quantità di automobili, parla di vestiti e di piscine e dice che sono una meraviglia! Ma non fanno tutti che dire le stesse cose e nessuno dice qualcosa di diverso dagli altri…»”

Queste parole furono scritte nel 1953. Le leggo oggi, e mi pare quasi di sentir parlare un uomo qualsiasi di noi. Potrei aggiungere mille altre frasi, ma è il libro in sé che secondo me contiene una lezione, più di quanto io possa scrivere, qui, adesso. Si parla di una società chiusa, intrappolata nel consumismo, non un’ideale, non un’obiettivo, l’unico scopo che un uomo deve avere nella vita è invecchiare. Si parla di una moglie che vive per una famiglia che non esiste, che non è in grado di capire il marito nonostante un tempo l’abbia sposato, e lo abbandona, ma non ha il coraggio di guardarlo nemmeno negli occhi, mentre scompare da dentro una macchina. Si parla di un marito che si accorge di non conoscere sua moglie, di non averci mai davvero parlato, capisce di non essere legato a lei, capisce che quel matrimonio non vale più nulla ormai. Si parla di una realtà dove l’apparenza assume una nuova forma più realistica ma allo stesso tempo ingannevole, dove tutto sembra avvolto da un’immobilità che rende ogni secondo uguale all’altro, finché qualcosa cambia. Che sia una bomba, che sia la ribellione di un pompiere, che sia la misteriosa scomparsa di una ragazza che si opponeva per quanto possibile alla monotonia di quella società. Ma qualcosa cambia. E quel qualcosa darà inizio ad un nuovo mondo; diverso, sì, ma rinnovato.

“E quando fosse venuta la sua volta, che cosa avrebbe potuto dire, che cosa avrebbe potuto offrire in un giorno come quello, per rendere il viaggio un po’ più agevole? Per ogni cosa c’è una stagione. Sì. Il tempo della demolizione, il tempo della costruzione. Sì. Il tempo del silenzio e il tempo della parola. Sì, tutto questo. Ma che altro? Che altro ancora? Qualcosa, qualcosa…

E sull’una e sull’altra riva del fiume v’era l’albero della vita che dava dodici specie di frutti, rendendo il suo frutto per ciascun mese; e le fronde dell’albero erano per la guarigione delle genti.

Sì, pensò Montag, ecco ciò che voglio mettere da parte per mezzodì. Per mezzogiorno…
Quando saremo giunti alla Città”.

3 commenti Aggiungi il tuo

  1. annaecamilla ha detto:

    E’ vero questo libro ci ha donato una grande lezione di vita già anni fa!| Brava!

    1. ehipenny ha detto:

      Grazie! È un libro sorprendente 😉 Ti consiglio anche il film comunque, merita 🙂

      1. annaecamilla ha detto:

        Lo farò al più presto! 🙂

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