Specialissimo – Capitolo 5

Continuo a camminare tra l’ignoto e le novità, senza sapere dove metto i piedi, ma questo viaggio comincia a piacermi davvero…

capitolo 4: https://ilmondodelleparole.wordpress.com/2014/09/01/specialissimo-capitolo-4/

CAPITOLO 5
Così, dopo quell’episodio, mi convinsi che la mia infanzia non era stata altro che una recita, e che mia sorella aveva sempre solo finto di volermi bene. Mi costruii fantasie inutili e ridicole per giustificare il mio stato solitario e il mio odio verso il mondo, facendo diventare tutti ai miei occhi dei perfetti attori. Andavo a scuola solo perché costretto, studiavo solo per la sufficienza, ma del resto, mio padre di me non si occupava mai. Spesso le mie insegnanti chiedevano come mai mio padre non venisse mai ai colloqui, e io rispondevo sempre “Era al lavoro”. In realtà non era al lavoro. Era sempre fuori casa, ma il perché lo seppi più avanti. Lui usava sempre scuse diverse, senza mai dirmi la verità, così anche io mi limitavo a dir bugie su bugie per coprirlo. E non so neanche io perché ho continuato a difenderlo, nonostante tutto. Avrei potuto dire la verità, dire che non avevo la minima idea di dove fosse, farlo diventare il mio nemico anche agli occhi dell’altra gente, ma non lo feci mai. In fondo, in me scorreva parte del suo sangue. E forse non avevo mai smesso di credere in un miracolo che sistemasse il nostro rapporto, e lo rendesse degno di unire un padre e un figlio, che non si sono mai davvero voluti separare.
Quando avevo ancora undici anni, mio padre trovò una nuova compagna, una tipa attaccata ai soldi che lavorava in banca, e che frequentava abitualmente night-club. È inutile dire che già l’idea di una nuova mamma mi fece di per sé imbestialire, ma il peggio venne quando capii che razza di persona voleva portarsi dietro. La conobbi una sera, mio padre la portò a cena da noi, in albergo. Si era raccomandato mille volte, “Tommaso, mi raccomando, non fare una delle solite scenate, sorridi e sii gentile”. Mi comportai come mi aveva chiesto, ma quella donna mi irritava. Era alta e bellissima, vestita elegante, un trucco perfetto, un’aria apparentemente gentile. Ma era giovane, molto di più di mio padre. E pensai che in fondo nascondesse altri piani. Le sorrisi sempre, le versai l’acqua nel bicchiere, ma lei finse di non vedermi, come se fossi stato invisibile. La rabbia iniziò a salirmi dentro, e i sorrisi sforzati divennero sempre più falsi. La cena mi sembrava eterna, ma mio padre pareva non accorgersi di nulla.
“Come va a scuola, Tommi? Sei promosso, spero, vero?”. “Si, si, promosso, grazie, e… ah, già, una cosa, Tommi mi chiamavano quand’ero piccolo. Mi chiami Tommaso, per favore”.
Mio padre mi fulminò con lo sguardo, e la donna, Angela si chiamava, fece un sorriso così smorzato e sfottente, che persi la pazienza. Mi alzai da tavola, dominato da una rabbia antica e segreta che d’improvviso aveva deciso di uscir fuori, in tutta la sua potenza incontrollabile. Gridai ad Angela parole pesantissime, davanti a tutti, le dissi che lei non avrebbe mai potuto prendere il posto di mia madre, e nel silenzio che si era creato attorno alle mie parole, me ne andai.
Corsi fuori, ma mio padre mi aveva già raggiunto e afferrato per un braccio. “Che cosa credi di fare?! Rispondi, diamine!”. In quel momento la mia breve vita si riassunse davanti a me, mostrandomi finalmente l’unica vera causa di tutte le mie sofferenze: mi svincolai dalla stretta di mio padre, e gi urlai in faccia quello che veramente pensavo di lui, “Ti odio, sei un bastardo!”. Tutti mi fissavano increduli, un’anziana commentò “Quel ragazzo non c’ha proprio rispetto”, ma erano tutte balle, loro non potevano capire i miei sentimenti. Scappai da lui e da tutti, di corsa. Qualcuno cercò di fermarmi, ma la mia faccia sconvolta e rabbiosa li fece desistere.
Passai così la mia prima notte fuori casa, in un parco, sopra a una panchina sotto un albero. Avevo freddo, fame e paura, e intorno a me il silenzio era inquietante. Fissai le stelle, e, per rincuorarmi, immaginai che accanto a me ci fosse una ragazza, bellissima e irraggiungibile, e che stessimo facendo una fuga d’amore assieme. Era un sogno tanto meraviglioso e realistico che a un certo punto credetti di poter davvero fuggire da quel mondo così vissuto e sconosciuto, e mi addormentai da illuso.

continua…

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